Le donne possono fare la differenza in tema di sostenibilità

Le donne possono fare la differenza in tema di sostenibilità
Corriere del Trentino, 26 aprile 2022

Intervista a Elisabetta Montagni, Ceo di Calze GM Sport

«Se non ci fosse stata una donna a decidere la nostra azienda non sarebbe andata nella direzione della sostenibilità, questo lo posso dire con certezza». A sostenerlo è Elisabetta Montagni, co-titolare di Calze GM Sport. Per chi non la conosce, Elisabetta è mamma di 3 figli, imprenditrice da sempre in un comparto, quello industriale, dove le donne faticano a emergere.

 

 

E dove però, come lei stessa sostiene, potrebbero dare qualcosa in più.

Qualcosa che non si tocca né misura, né forse si può scrivere nei curriculum. Ma capace di fare la differenza: una visione del mondo, e del fare impresa, diversa. E spesso vincente.

Elisabetta, come è diventata imprenditrice?

"La nostra è una piccola impresa di famiglia, nata nel 1960, che conta dieci collaboratori. Produciamo calze tecniche coprendo la maggior parte degli sport sia outdoor che indoor. I nostri prodotti sono di alta qualità e totalmente made in Italy, con forti contenuti di sostenibilità ambientale e sociale. Ci siamo mossi in questa direzione già nel 2009, quando in pochi sceglievano questa strada. Decidemmo di adottare un protocollo di sostenibilità, rinunciando alla globalizzazione produttiva che all’epoca era scelta quasi obbligata. Ma sono certa che se non ci fosse stato un potere decisionale femminile l’azienda non sarebbe andata in questa direzione.”

In che senso? 

“Sono convinta che uno dei vantaggi di essere donna imprenditrice sia la capacità di vedere il business con una sensibilità diversa, che aiuta a individuare valori aziendali che prescindano anche dall’aspetto direttamente economico.

 

Nel 2005, quando ero incinta della mia terza figlia, sono andata in Cina, nella provincia di Shenzhen, dove erano insediati colossi del comparto sia europei che americani. E dopo aver visitato diverse realtà produttive sono tornata disgustata dalla situazione sociale e ambientale. Ho deciso che se il futuro della nostra azienda doveva essere obbligatoriamente quello non avrei proseguito l’attività. Oggi, trascorsi quasi 20 anni da quella importante scelta, sono felice di aver fatto prevalere la mia coscienza."

La maggior consapevolezza ambientale e i costi attuali dei combustibili e dunque dei trasporti danno ragione alle imprese che hanno fatto scelte come la sua.

"Un banale materassino da spiaggia, merce superflua e di basso valore, arriva dalla Cina attraverso il canale di Suez a bordo di navi come la Ever Given che tutti conosciamo. Una nave come quella ogni giorno brucia combustibili pesanti, inquinando tanto quanto 50 milioni di auto che percorrono i loro tragitti quotidiani.

Per questo motivo se vicino al prezzo sul cartellino trovassimo scritto quanto quel prodotto ha inquinato o sta inquinando, credo che molti di noi sarebbero pronti a rinunciare a certi acquisti o disponibili a pagare un po’ di più a fronte di un minor impatto ambientale."

Nonostante le capacità delle donne, soprattutto nel comparto industriale, sono poche quelle che si affermano. Cosa manca secondo lei?

"Uno dei nodi è quello della conciliazione, chiaro. Non credo sia impossibile conciliare vita familiare e lavoro, se quest’ultimo fosse pensato in stretta connessione con la vita privata. Per questo sarebbe auspicabile che i piani di lavoro tenessero conto dell’esperienza delle mamme lavoratrici. In quest’ottica ad esempio dovrebbero scomparire le riunioni dopo le ore 16.00. Se si vuole pensare ad un futuro di famiglie funzionali e non stressate, i genitori dovrebbero avere la possibilità di essere presenti nella vita quotidiana dei figli, una volta terminata la loro giornata scolastica senza dover ricorrere ad aiuti esterni.

 

La conciliazione tra questi due mondi, familiare e lavorativo, dovrebbe essere una possibilità accessibile a tutti, a prescindere dalla condizione sociale ed economica.

 


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